Le migliori birre analcoliche del 2024

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Dati tecnici

Stile

Lager

Lager

Hoppy lager

Lager

Lager

ABV

0,0%

0,0%

0,4%

0,0%

>0,5%

Paese di provenienza

Italia

Italia

USA/Svezia

Olanda

Italia

Artigianale

Senza glutine

Senza alcool

Altri formati disponibili

Punti forti

Gusto molto simile all'originale

Molto facile da reperire

Dry hopped

0% alcol

Solo 69 kcal per bottiglia

Facile da reperire

0% alcool

Luppoli Citra e Amarillo

Poche differenze con la versione alcolica

Ingredienti totalmente naturali

0% alcool

Adatta alla gravidanza

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La birra analcolica

La birra analcolica è sempre più diffusa nel nostro Paese; nata come bevanda per persone che non possono o non amano bere alcolici, ma non vogliono rinunciare a una birra fresca, oggi il suo consumo è decisamente trasversale. Con il tempo, infatti, i produttori, sia quelli artigianali, sia i grandi colossi del mercato del beverage, sono riusciti a riprodurre in modo sempre più fedele il gusto e la consistenza dei diversi stili di birra tradizionale, e questo ha indubbiamente contribuito a un’espansione del mercato.bottiglia di Birra Moretti Zero adagiata su delle spighe di granoIn questa pagina andremo a vedere le principali informazioni sulla produzione delle birre analcoliche e prenderemo in esame le loro principali caratteristiche organolettiche; risponderemo inoltre alle domande più frequenti che i consumatori si pongano su questa bevanda e vedremo le migliori birre analcoliche da acquistare online. Ricordiamo che ci siamo occupati anche di birre tradizionali con una guida all’acquisto dedicata, così come di spillatori di birra per uso domestico.

La birra analcolica secondo la legge italiana

Il regolamento che definisce la gradazione massima per le birre analcoliche in Italia è un po’ datato: l’ultima normativa di riferimento è infatti l’articolo 2 del decreto n. 272 del 30 giugno 1998. In questo decreto vengono individuate cinque denominazioni per classificare le birre in commercio in base al grado “saccarometrico”. Detto anche grado Plato, si tratta di una misura che identifica la quantità di zucchero nel mosto. Con l’aumentare del grado Plato (e quindi degli zuccheri) aumenta anche la gradazione alcolica delle bevande. Secondo la scala espressa nel decreto, sono considerate birre analcoliche tutte le birre con una gradazione inferiore all’1,2%.
In altri Paesi europei e negli Stati Uniti, dove il mercato della birra è più avanzato, vengono invece definite birre analcoliche le birre con una gradazione inferiore allo 0,5%. Dato lo sviluppo del mercato e la richiesta crescente dei consumatori di avere birre che contengano la minore percentuale possibile di alcool, oggi anche in Italia molti produttori realizzano birre analcoliche con una percentuale di alcool inferiore allo 0,5%; troviamo inoltre marchi noti della grande distribuzione che realizzano birre con una gradazione dello 0,0% e quindi completamente prive di alcool.

Tecniche di produzione della birra analcolica

Una delle domande più frequenti che possono emergere quando si parla di birra analcolica è come si faccia a ottenere una birra senza alcool, considerando che il grado alcolico di una birra è legato alla fermentazione e che quest’ultima è un processo fondamentale per ottenere la tanto amata bibita.
Esistono vari metodi che consentono di ottenere birra senz’alcool, che possono essere considerati più o meno coerenti con il processo di realizzazione originale della birra. In generale, possiamo racchiudere le modalità di produzione in due grandi gruppi: le tecniche sottrattive, ovvero quelle che eliminano l’alcool presente nella birra, e le tecniche per diluzione, che invece agiscono sulla fermentazione, limitandola, interrompendola o evitandola completamente, per evitare appunto la formazione dell’alcool.bicchiere di birra e la mano di uomo che fa OK con il pollice Al gruppo delle tecniche sottrattive appartengono i metodi di distillazione sottovuoto, evaporazione e di osmosi inversa, mentre al gruppo delle tecniche per diluzione appartengono la fermentazione limitata e l’assenza di fermentazione. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta; prima di approfondire ricordiamo però che difficilmente sulle etichette delle birre viene indicato il metodo utilizzato per la dealcolizzazione; se proprio volete sapere come è stata prodotta una specifica birra potete chiedere a chi ve la sta servendo nei casi delle birre artigianali o provare a consultare il sito web del brand e vedere se offra maggiori informazioni in merito.

Evaporazione

Il metodo di evaporazione è il più semplice e antico: come molti sapranno, riscaldando un liquido che contiene alcool, l’alcool evapora (è il caso ad esempio del vino, quando viene utilizzato in cucina per sfumare). Con questo metodo quindi la birra viene prodotta normalmente in base ai dettami dello stile e viene poi riscaldata a 80 °C per un tempo variabile (massimo un’ora) per fare in modo che l’alcool venga eliminato. Questo metodo è quello con cui si ottengono risultati peggiori, perché riscaldare la birra altera anche altre sue proprietà oltre a eliminare l’alcool, ed è quindi oggi poco utilizzato, ma rappresenta il punto di partenza della produzione delle birre analcoliche.

Distillazione sottovuoto

Possiamo considerare questo metodo l’evoluzione della tecnica di evaporazione; anche in questo caso, infatti, la birra viene prodotta normalmente e viene poi fatta riscaldare, ma la differenza è che in questo caso la distillazione viene svolta sottovuoto, con la birra che viene riscaldata a circa 35 °C per un lasso di tempo che copre diverse ore.contenitore per la distillazione della birraQuesta tecnica riduce la gradazione alcolica a un livello approssimativo di 0,5% ABV e consente di mantenere meglio le proprietà organiche della birra; i risultati sono quindi migliori e le birre ottenute più simili per gusto e corposità alle controparti alcoliche.

Osmosi inversa

Con questo nome viene identificato un processo che prevede la “filtrazione” della birra; dopo una fermentazione completa, la birra viene fatta passare attraverso una sorta di filtro a membrana organica che è in grado di trattenere solo le molecole di alcool, lasciando fluire tutte le restanti molecole organolettiche che regalano alla birra sapore e corposità distinte. Questa tecnica è più complessa e costosa rispetto alle altre perché richiede specifici macchinari, tuttavia è quella che consente di ottenere risultati più fedeli agli stili classici ed è una metodologia sempre più utilizzata, specialmente dai grandi produttori o dai mastri birrai che lavorano per birrifici artigianali e che provano a replicare specifici stili in versione analcolica.

Fermentazione limitata

Come è noto, la fermentazione è la fase in cui gli zuccheri contenuti nei cereali interagiscono con i lieviti e si trasformano in alcool; per evitare questo tipo di trasformazione è possibile tenere sotto controllo il processo di fermentazione, limitando appunto la trasformazione degli zuccheri. Il controllo della fermentazione può avvenire in due modi: facendo in modo che il mosto subisca una fermentazione lenta che produca pochi zuccheri, grazie anche all’ausilio di particolari ceppi di lievito chiamati “pigri“, o interrompendo la fermentazione prima che gli zuccheri si trasformino.bicchiere di birra riempito a metà e appoggiato su una botteEntrambe le tecniche hanno alcuni svantaggi: l’utilizzo di particolari ceppi di lieviti per favorire la fermentazione lenta influisce sul sapore della birra, rendendola diversa da quello che ci si aspetta per un particolare stile (il lievito utilizzato è un ingrediente che varia in base allo stile e che in alcuni casi influisce molto sul sapore, ad esempio nel caso delle birre acide). Anche l’interruzione della fermentazione altera il gusto della birra, perché rimangono più zuccheri non trasformati e meno anidride carbonica, che spesso viene aggiunta in fase finale, rendendo il risultato ancora più diverso da quello che ci si aspetterebbe.

Assenza di fermentazione

La fermentazione può anche essere completamente evitata, anche se questa tecnica, come è facile immaginare, non produce vere e proprie birre, ma bevande al gusto di birra: si tratta quindi di una tecnica che oggi è molto poco usata e difficilmente troverete sul mercato birre analcoliche prodotte senza fermentazione.

Le migliori birre analcoliche

La migliore con 0% alcool: Peroni Nastro Azzurro 0.0%

Tra le birre commerciali molto vendute nel nostro Paese, la Nastro Azzurro analcolica è sicuramente la migliore opzione, specialmente per chi è abituato a bere la Nastro Azzurro o la Peroni “normali” e vuole passare alla versione analcolica. Il brand Peroni è infatti riuscito nella difficile impresa di rendere la versione con 0,0% di alcool della Nastro Azzurro quanto più simile possibile all’originale: si ritrovano quindi le note amarognole del luppolo e il retrogusto leggermente dolce del mais italiano, l’effervescenza media e la limpidezza del colore giallo paglierino. Molto apprezzato è il fatto che si tratti di una birra completamente priva di alcool e per questo ideale anche per le donne in gravidanza, per i guidatori e per chi non può assumere alcool. Da sottolineare inoltre che è abbastanza diffusa e quindi facile da reperire, sia in bar, ristoranti e pizzerie, sia online e nei supermercati di tutto il territorio nazionale.

Ci piace perché: gusto molto simile all’originale, 0,0% ABV.

La più venduta: Birra Moretti Zero

Birra Moretti è stato uno dei primi produttori italiani a immettere sul mercato la versione analcolica della sua celebre birra. Il risultato è abbastanza fedele all’originale, anche se si avverte un maggiore sentore di malto rispetto alla versione alcolica, che è più bilanciata e lascia un maggiore spazio ai luppoli. Nel complesso il profilo aromatico è comunque molto piacevole e anche in questo caso abbiamo il grosso vantaggio di una completa assenza di alcool. La Birra Moretti analcolica, a differenza delle altre citate, può essere trovata anche come birra alla spina nei pub e bar più forniti (anche se nel nostro Paese è ancora abbastanza raro trovare birra analcolica alla spina) ed è facilmente reperibile online e nei supermercati; può forse essere considerata la birra analcolica più bevuta d’Italia.

Ci piace perché: facile da reperire, 0,0% ABV.

La più luppolata: Brooklyn Special Effects

Brooklyn è un birrificio americano nato nell’omonimo quartiere di New York e famoso principalmente per le sue IPA; non sorprende quindi che questa birra analcolica da loro prodotta abbia una serie di caratteristiche che richiamano proprio questo stile. Pur essendo etichettata come lager, si tratta di fatto di una birra che subisce il processo di dry hopping, solitamente riservato alle IPA; questo permette di aumentare l’opacità e di rafforzare la luppolatura. Molto interessante l’utilizzo di due luppoli solitamente presenti nelle IPA americane e nelle New England IPA: citra e amarillo, luppoli con aromi di agrumi, freschi e leggermente tropicali. Questa è una birra che piacerebbe a tutti gli appassionati, anche a coloro che non sono obbligati a bere birra analcolica: l’assenza di alcool e l’utilizzo della tecnica di fermentazione a freddo dello stile lager la rendono inoltre una birra adatta anche a chi non è solitamente un bevitore di IPA, ma vuole provare qualcosa di diverso rispetto alla classica Nastro Azzurro. Un ultimo dettaglio: la quantità di alcool in questo caso è dello 0,4%; si tratta di una quantità minima, ma in caso di gravidanza sempre meglio accertarsi con il proprio ginecologo se sia possibile bere birre con questa gradazione.

Ci piace perché: dry hopping con citra e amarillo, fermentazione a freddo stile lager.

La più famosa: Tourtel Birra Analcolica

Tourtel è sul mercato fin da prima che le birre analcoliche iniziassero ad andare di moda. Il marchio italiano è infatti operativo dal 1839 e produce solo birra analcolica. Lo stile è quello classico delle lager e questa birra viene prodotta a partire da ingredienti interamente naturali. Durante il processo produttivo non viene effettuata alcuna dealcolizzazione, ma viene utilizzato un lievito che permette lo sviluppo naturale di una gradazione inferiore allo 0,5%. La Tourtel è inoltre una birra pensata per chi vuole stare attento alla linea: una bottiglia contiene infatti solo 69 kcal.

Ci piace perché: nasce come birra analcolica, ha poche calorie.

Migliore estera: Heineken 0.0

Heineken è un marchio che non ha bisogno di presentazioni, dal momento che è una delle birre più bevute al mondo. Non stupisce che l’azienda olandese da qualche anno, per la precisione dal 2017, abbia voluto conquistare anche il mercato delle birre analcoliche, proponendo una versione con gradazione 0,0% della sua storica lager. Per anni i mastri birrai Heineken hanno sperimentato, creato e degustato ricette diverse fino a ottenere una birra che fosse la più somigliante possibile alla loro Pure Lager originale. Il risultato è davvero molto simile.

Ci piace perché: sembra di bere una birra normale.

La migliore weizen: Erdinger Weizen analcolica

Questa birra analcolica appartiene allo stile weizen, uno stile classico bavarese molto amato e apprezzato anche in Italia. Sicuramente questa birra ha lo svantaggio di essere la più alcolica tra le birre analcoliche che abbiamo selezionato (anche se rientra comunque nella definizione di birra analcolica stabilita dalla normativa italiana di riferimento) con una gradazione dell’1,2% ABV. Questo la rende sicuramente non adatta alle donne in gravidanza, ma può essere comunque consumata da chi cerchi una birra con una percentuale bassissima di alcool e dai guidatori (in quantità moderata). Il gusto è particolarmente fedele all’originale, sia perché nello stile weizen l’alcool non si avverte assolutamente né al naso né al palato, sia perché viene utilizzata la stessa tecnica di fermentazione delle weizen tradizionali; ritroviamo inoltre l’assenza di filtrazione, un’altra caratteristica delle weizen che assicura il classico colore opaco e ambrato.

Ci piace perché: è fedele all’originale.

La migliore artigianale: Fabbrica in Pedavena Superior Analcolica

Questa birra artigianale italiana è ideale sia per tutti gli amanti delle birre artigianali, sia per chi cerca una birra con un gusto nuovo e particolare. Lo stile di riferimento è quello lager per via di una bassa fermentazione e del tipo di malti utilizzati, che rendono il colore giallo paglierino. Non c’è però la completa assenza di alcool, è infatti una birra con 0,5% ABV, con un buon bilanciamento tra le note maltate di cereali e crosta di pane e le note erbose. Sicuramente un’analcolica molto interessante per gli appassionati!

Ci piace perché: artigianale italiana realizzata in Trentino.

Le domande più frequenti sulle birre analcoliche

Quali stili di birre analcoliche ci sono?

Ci sono birre analcoliche per molti stili, anche se in Italia il mercato della birra senza alcol non è ancora molto affermato. Nel nostro Paese, rivolgendosi ai rivenditori tradizionali, come supermercati o siti web generalisti, è quindi possibile incontrare principalmente birre analcoliche appartenenti agli stili lager e pilsner. Rivolgendosi a negozi online specializzati o a negozi fisici e pub che distribuiscano birre artigianali, però, è possibile trovare una più ampia varietà di stili, che comprendono IPA, helles, weizen, birre acide, birre scure del tipo porter o stout e persino birre belghe. Difficile invece trovare birre del tipo trappista in versione analcolica perché si tratta di stili che hanno lieviti, malti e metodi di fermentazione particolari che è difficile replicare senza produrre zuccheri.

La birra analcolica è senza glutine?

No, a meno che non si tratti di speciali birre che siano etichettate in questo modo, la birra analcolica non è senza glutine. I cereali sono infatti un ingrediente fondamentale della birra e, anche se è possibile sostituirli con cereali senza glutine (in commercio esistono diverse birre gluten-free), è attualmente poco diffusa la combinazione “senza alcool e senza glutine”, perché le due tipologie rispondono a esigenze diverse.

Dove comprare le birre analcoliche?

Le birre analcoliche dei grandi marchi, come Heiniken, Peroni Nastro Azzurro, Moretti e Beck’s, sono oggi disponibili praticamente ovunque: supermercati, shop online generalisti e shop dedicati alla birra sono sempre forniti, in ogni stagione. Per quanto riguarda invece birre analcoliche artigianali o stili che non siano la classica lager, è meglio cercare online.

Si può bere birra analcolica in gravidanza?

In linea di massima sì, la birra analcolica può essere consumata in gravidanza senza problemi se è del tipo 0,0% di alcool. In queste birre infatti non è presente neanche la minima percentuale di alcool e per questo sono in tutto e per tutto sicure in gravidanza. Ovviamente si tratta sempre di bibite gassate che hanno un contenuto calorico a prescindere dall’alcool, ed è quindi bene non esagerare con le quantità.
Per quanto riguarda invece le birre analcoliche con un contenuto di alcool uguale o inferiore allo 0,5%, è bene chiedere consiglio al proprio ginecologo: la quantità di alcool è effettivamente minima, ma è comunque presente; i medici hanno quindi differenti pareri in merito, giustificati anche dalla specifica situazione in cui vi trovate.

Esistono birre analcoliche artigianali?

, con la crescita di questo mercato anche i birrifici artigianali hanno iniziato a proporre le loro versioni di birre analcoliche. Anche nel nostro Paese, dove il mercato della birra artigianale è comunque meno sviluppato rispetto ad altri, sono presenti diversi birrifici artigianali che producono questo tipo di birra. Il modo più semplice per reperirla è ovviamente recarsi al punto vendita del birrificio specifico o in negozi specializzati in birre artigianali, sia fisici, sia online; nei supermercati invece è difficile trovare birre artigianali (anche alcoliche).


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