Ormai la quasi totalità degli utenti ha una grande familiarità con diversi tipi di display sensibili al tocco, grazie soprattutto alla grande diffusione di dispositivi digitali come smartphone e tablet. Da molti anni le stesse tecnologie utilizzate per questi schermi vengono anche sfruttate per la produzione di monitor che possono essere collegati a computer o altri apparecchi diffusi sia per uso privato che lavorativo. Abbiamo selezionato i migliori monitor touchscreen, da utilizzare per il lavoro. Dopodiché vedremo in modo più approfondito quali sono le caratteristiche principali di questi monitor e a quali dettagli tecnici è bene prestare attenzione prima dell’acquisto.
Il più completo per la scrivania: Dell P2424HT
Il Dell P2424HT è un monitor touchscreen da 23,8 pollici con risoluzione Full HD e pannello IPS, che mantiene una buona visibilità anche guardando lo schermo lateralmente. Riconosce fino a dieci tocchi contemporaneamente e dispone di un supporto, utile per avvicinare e inclinare il display quando si lavora con le dita. Il suo punto di forza è la connettività: la porta USB-C permette di trasmettere le immagini e ricaricare un notebook compatibile fino a 90 W con un solo cavo. L’hub USB e la porta Ethernet consentono inoltre di collegare periferiche e rete cablata al monitor. È una scelta indicata per chi vuole una postazione ordinata e versatile. Il limite principale è la risoluzione Full HD: adeguata al lavoro quotidiano, ma meno definita di quella dei monitor con risoluzioni superiori.
Semplice per una postazione fissa: Asus VT229H
L’ASUS VT229H è un monitor touchscreen da 21,5 pollici con risoluzione Full HD e pannello IPS. Supporta fino a dieci tocchi contemporaneamente, permettendo di utilizzare le applicazioni compatibili direttamente con le dita. Le dimensioni relativamente contenute lo rendono interessante per chi ha poco spazio sulla scrivania, ma non vuole rinunciare a uno schermo di questo tipo. È una scelta essenziale, da valutare soprattutto se non servono funzioni come la ricarica del notebook o controlli dedicati al disegno. Bisogna inoltre considerare i collegamenti: il cavo video non basta per utilizzare il touchscreen, che richiede una connessione USB aggiuntiva al computer.
Per i creativi: Asus ProArt PA147CDV
L’ASUS ProArt PA147CDV è uno schermo da 14 pollici pensato soprattutto per affiancare un monitor principale e per chi lavora con programmi di grafica, fotografia e video. Ha una forma molto larga e bassa: invece di usarlo per visualizzare un’intera pagina, puoi dedicarlo a strumenti, pulsanti e pannelli di controllo, lasciando più spazio sul monitor principale. Supporta il touch e le penne compatibili con Microsoft Pen Protocol 2.0. Integra inoltre ASUS Dial, una manopola che permette di regolare alcune funzioni nei programmi supportati.
Per la mobilità: Lenovo ThinkVision M14t Gen 2
Il Lenovo ThinkVision M14t Gen 2 è pensato per chi vuole un secondo schermo da portare con il notebook. Misura 14 pollici e ha una risoluzione di 2240×1400 pixel, utile per visualizzare testi e immagini ben definiti. Il formato leggermente più alto rispetto ai comuni schermi 16:9 permette di vedere una porzione maggiore di un documento o di una pagina web. Puoi usarlo con le dita oppure con una penna compatibile per prendere appunti, annotare documenti e disegnare. Le due porte USB-C permettono il collegamento ai dispositivi compatibili.
Philips 242B1TC
Il Philips 242B1TC punta sulla comodità di utilizzo. Il suo punto di forza è il supporto: puoi regolare l’altezza e inclinare lo schermo fino a portarlo quasi parallelo al tavolo. Inoltre, ha uno schermo IPS da 23,8 pollici con risoluzione Full HD, trattamento antiriflesso e riconoscimento di dieci tocchi contemporaneamente. Dispone di ingressi HDMI, DisplayPort e VGA, oltre a un hub USB per le periferiche. Lo consigliamo a chi cerca un touchscreen da scrivania flessibile, anche per applicazioni gestionali e interfacce di controllo. Il limite riguarda i collegamenti: non ricarica il notebook tramite USB-C e, per far funzionare il touch, richiede un cavo USB aggiuntivo oltre a quello video.
Come funziona un monitor touchscreen?
Un monitor touchscreen permette di interagire con il computer toccando direttamente lo schermo, per esempio per aprire un programma, selezionare un elemento o scorrere una pagina. Oltre al pannello che mostra le immagini, integra un sistema di sensori che rileva il punto in cui avviene il contatto e invia questa informazione al computer, che la traduce nel comando corrispondente. Esistono due principali tipologie di monitor touchscreen, che vengono differenziate a seconda della tecnologia impiegata nella loro costruzione. Ognuna di queste presenta vantaggi e svantaggi particolari, che vanno tenuti in particolare considerazione a seconda dell’uso che si intende fare del monitor e di dove andrà posizionato.
- Schermo resistivo: in questo caso sullo schermo vengono applicate due pellicole trasparenti, che però rimangono leggermente separate l’una dell’altra. Quando viene applicata una pressione allo schermo stesso, per esempio utilizzando un pennino o semplicemente un dito, viene attivato un circuito elettrico che permette al dispositivo di tradurre il tocco in un’azione ben precisa. Questa tecnologia viene spesso impiegata, per esempio, nei monitor di bancomat, nelle biglietterie elettroniche che si trovano in molte stazioni o in altri apparecchi utilizzati per esercizi pubblici. Ha il vantaggio di essere più economico rispetto ai modelli capacitivi, di resistere a temperature più rigide e di non richiedere un contatto diretto con le dita per essere attivato (si può infatti usare anche indossando i guanti, oppure usando un qualunque strumento possa fare pressione sulla sua superficie), ma è meno preciso e meno duraturo, oltre a offrire una qualità dell’immagine inferiore a causa del doppio strato di pellicole da cui è rivestito;

- Schermo capacitivo: sono i modelli più moderni, a cui il grande pubblico è ormai ampiamente abituato. Questi display sono realizzati in vetro, la cui superficie esterna viene poi ricoperta da un sottilissimo strato di ossido metallico, in grado di rilevare il tocco di qualunque materiale che conduce elettricità. Normalmente vengono usate le dita, ma esistono anche altri dispositivi (che, per esempio, simulano la funzione di penne e matite) che permettono di utilizzare con precisione questi schermi. Mediamente hanno un costo più alto, ma sono più sensibili, più duraturi e più igienici (possono infatti essere puliti con molta più facilità). Inoltre possono anche offrire una migliore qualità delle immagini e vengono oggi preferiti per la costruzione di smartphone, tablet, smartwatch e molti altri prodotti.

Oltre a questa principale differenziazione, va fatta un’ulteriore importante distinzione:
- Schermi mono-touch: possono rilevare un solo tocco per volta, in genere sono schermi resistivi o comunque abbastanza datati;
- Schermi multi-touch: sono in grado di rilevare più tocchi nello stesso momento. Ormai praticamente tutti gli schermi capacitivi utilizzati nei dispositivi di ultima generazione appartengono a questa categoria, che permette l’uso di più combinazioni e di gesti ormai sempre più intuitivi (come per esempio per ingrandire o rimpicciolire una foto).

Come è facile intuire, sono gli schermi capacitivi ad aver conquistato il mercato negli ultimi anni e a rappresentare una soluzione ideale per molti utilizzi diversi. Anche se sempre più spesso tablet e smartphone sostituiscono quelli che un tempo erano sistemi complessi costituiti da computer e monitor, in alcune situazioni un monitor touchscreen di grandi dimensioni può rivelarsi molto utile.
Gli utilizzi più diffusi

Abbiamo già accennato al fatto che generalmente i monitor touchscreen, in particolare resistivi, sono impiegati in dispositivi pensati per un uso pubblico, come bancomat o altri sportelli digitali. Tuttavia, esistono diverse applicazioni anche in ambiti privati, in particolare lavorativi. Per esempio, oggi i monitor touchscreen possono essere utilizzati per facilitare presentazioni e meeting (evitando così i più datati puntatori laser e telecomandi), ma possono essere anche uno strumento di inclusione importante nel settore dell’educazione. L’utilizzo di gesti di base è infatti molto più semplice di quello di un mouse o di altre periferiche, che richiedono maggiore coordinazione e precisione. Alcuni potrebbero anche apprezzare l’uso di monitor touchscreen per la realizzazione di lavori di grafica, ma in questo caso è altamente consigliabile orientarsi su una tavoletta grafica vera e propria, dato che questa può offrire funzioni pensate appositamente per il disegno.
Cosa considerare prima dell’acquisto?
I fattori più importanti da valutare prima dell’acquisto di un monitor touchscreen sono molto simili a quelli che si devono considerare per un qualunque schermo. Tuttavia, esistono alcune differenze importanti tra i modelli sensibili al tocco e quelli tradizionali, che ovviamente sono presenti in modo molto più significativo sul mercato. Cerchiamo di analizzare più in dettaglio le caratteristiche principali di un monitor touchscreen:
- Struttura e dimensioni: i monitor touchscreen comprendono prodotti di formato diverso, dai modelli portatili da 15,6 pollici agli schermi da scrivania da 22, 24 o 27 pollici. Esistono anche display interattivi molto più grandi, destinati soprattutto a sale riunioni, aule e altri ambienti professionali: non sono necessariamente venduti soltanto da negozi specializzati, perché alcuni produttori li propongono direttamente sul proprio sito. Oltre alla diagonale, è importante valutare la struttura del supporto, verificando le possibilità di regolazione e soprattutto l’inclinazione dello schermo. Alcuni modelli possono essere reclinati fino a una posizione quasi orizzontale, utile per interagire con la superficie touch. Se si prevede di utilizzare un braccio o un supporto a parete, va verificata anche la compatibilità con gli attacchi VESA e con il peso del monitor.

- Pannello: la tecnologia che produce le immagini è distinta da quella che rileva il tocco. Come negli schermi tradizionali, è possibile trovare pannelli LCD di tipo TN, IPS e VA. I TN possono offrire tempi di risposta rapidi, ma hanno generalmente angoli di visione più limitati, con variazioni di colore e contrasto quando lo schermo viene osservato lateralmente. Gli IPS si distinguono soprattutto per gli angoli di visione ampi, mentre i VA offrono in genere un contrasto nativo più elevato e neri più profondi, ma possono mostrare transizioni più lente nelle tonalità scure. Qualità dei colori, luminosità, prezzo e tempi di risposta dipendono comunque dal singolo modello: non basta conoscere il tipo di pannello per stabilirne le prestazioni.
- Risoluzione: il Full HD, pari a 1920 × 1080 pixel, è presente in diversi monitor touchscreen da scrivania, ma non rappresenta il limite massimo della categoria. Esistono anche modelli 4K, con risoluzione di 3840 × 2160 pixel, sia di formato compatto sia di grandi dimensioni. La risoluzione va quindi verificata nella scheda tecnica e valutata insieme alla diagonale e all’utilizzo previsto, senza dare per scontato che tutti i monitor touch offrano lo stesso livello di definizione.

- Porte audio/video: oltre agli ingressi per le immagini, è fondamentale controllare il collegamento necessario per la funzione touch. In molte configurazioni, HDMI o DisplayPort trasportano il segnale video, mentre un cavo USB separato invia al computer i dati dei tocchi. Alcuni modelli dispongono invece di una porta USB-C compatibile che permette di riunire il trasferimento di immagini e dati in un solo collegamento. VGA e DVI sono ancora presenti su alcuni prodotti, ma non sono dotazioni universali; lo stesso vale per gli altoparlanti integrati e le connessioni audio. Prima dell’acquisto, è quindi opportuno verificare che le porte disponibili siano adatte al computer e alle altre apparecchiature da collegare.

- Controlli e impostazioni: in genere è sempre possibile regolare manualmente alcune impostazioni di base dei monitor, come per esempio il livello di luminosità e contrasto, così come alcune opzioni di base per il risparmio energetico (stand-by automatico o spegnimento programmato). In alcuni casi è anche possibile sfruttare tecnologie che riducono l’affaticamento della vista, per esempio limitando l’emissione di luci blu ed eliminando lo sfarfallio talvolta percepibile nei monitor di fascia più economica. Per i modelli touchscreen va considerato anche il numero di input massimo supportato, che indica la complessità dei gesti che possono essere utilizzati sullo schermo stesso e la sua precisione. Si possono infatti trovare monitor a soli due punti, così come modelli che supportano ben dieci punti in contemporanea.
Quanto costa un monitor touchscreen?
Il prezzo di un monitor touchscreen varia in base a dimensioni, risoluzione, dotazione e funzioni disponibili. Per diversi modelli Full HD da circa 22–24 pollici, si può considerare una spesa indicativa di 200–400 euro: in questa fascia rientrano prodotti ASUS, ViewSonic, Dell. I dispositivi dedicati al disegno digitale possono costare molto di più: un modello 4K con penna può superare i 1.000 euro.
Quali marche producono monitor touchscreen?
Tra le marche che propongono monitor touchscreen ci sono ASUS, Dell, ViewSonic e Philips. Le rispettive gamme comprendono modelli portatili, monitor da scrivania e soluzioni per applicazioni commerciali, con caratteristiche diverse a seconda del prodotto.